La fotografia planetaria: problematiche e tecniche di ripresa
 | Quando ho iniziato ad occuparmi di fotografia astronomica, la fotografia digitale stava già muovendo i primi passi e non ho tardato molto a rendermi conto che i risultati raggiunti con le tecniche tradizionali, con grande dispendio di tempo e di energie, erano ben poca cosa se paragonati a ciò che si poteva ottenere con le nuove tecnologie.
Da allora sono passati pochi anni, eppure sono stati compiuti progressi enormi e, oggi, non è esagerato dire che le immagini che ottiene un buon fotografo dilettante sono decisamente migliori di quelle che ottenevano non molti anni fa i migliori osservatori professionali del mondo con la fotografia chimica.
Ma quali sono gli ingredienti fondamentali per ottenere buone fotografie planetarie? |
Avere buon telescopio (cioè ottiche di qualità e di diametro generoso, sorrette da una montatura stabile e precisa) è sicuramente una condizione fondamentale irrinunciabile, ma non è tutto, è solo un anello di una lunga catena, e così come la resistenza di una catena è condizionata dall’anello più fragile, allo stesso modo la qualità di una foto dipende irrimediabilmente dallo strumento peggiore che adoperiamo o da quell’unica operazione che non eseguiamo perfettamente. Specialmente i primi tempi, ho buttato via non poche serate perché non avevo collimato bene il telescopio, o perché avevo sbagliato a impostare uno dei tanti parametri della ripresa, o a causa dell’umidità…
Se dobbiamo sintetizzare in un concetto il boom della fotografia planetaria degli ultimi anni sicuramente dovremo parlare della tecnica web-cam, qualcosa che è stato possibile realizzare grazie all’enorme sviluppo dell’informatica, sia in termini di hardware (basti solo pensare alla memoria utilizzata in una singola ripresa e ai flussi di informazione che deve essere capace di gestire il computer) che di software (sia di gestione delle telecamere, sia di elaborazione).
Per avvicinarsi alla fotografia planetaria non basta quindi la passione: bisogna avere profonde conoscenze di ottica e di informatica, ma, soprattutto, bisogna avere pazienza e saper aspettare il momento giusto, quella serata magica in cui l’aria si ferma e l’immagine finalmente diventa nitida. Purtroppo questo non capita spesso, e poiché non possiamo montare il telescopio tutte le sere (beato chi può farlo) è indispensabile acquisire quella particolare sensibilità che consente di percepire il buon seeing dall’umidità dell’aria, dal vento, dal movimento delle nubi, dallo scintillio delle stelle … ed essere consapevoli che una buona occasione perduta oggi non è detto che si ripresenterà domani.
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Vincenzo Russo
Sezione Astrofotografia