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Fotografia del profondo cielo con la camera ccd
La diffusione dei sensori ccd per la fotografia digitale ha dato al mondo dell'astronomia amatoriale l'opportunità di utilizzare questi dispositivi per la fotografia di oggetti del profondo cielo.


Il problema principale dell'astrofotografia, a differenza della fotografia normale, è la debole quantità di luce che il sensore riceve dai lontani oggetti celesti, come le nebulose e le galassie. Al di là limite tecnico del diametro dell'ottica, la raccolta della quantità di luce sufficiente a registrare le immagini dipende dal tempo di posa.

La fluttuazione statistica del numero di elettroni prodotti per agitazione termica all'interno del semiconduttore che costituisce il sensore fa entrare questi ultimi in concorrenza con quelli prodotti dalla debole luce proveniente dagli oggetti celesti, dando luogo ad un effetto indesiderato che prende il nome di rumore termico. Maggiore è il tempo di esposizione, maggiore è il rumore termico. Oltre un certo limite del tempo di posa, l'effetto del rumore termico prevale sull'immagine stessa, deteriorandola irrimediabilmente.

La più importante differenza tra le camere ccd per astronomia e le comuni fotocamere digitali è il dispositivo di raffreddamento del sensore, che nelle riprese ottenute ad una temperatura di alcune decine di gradi sotto zero produce molto meno rumore termico rispetto alla temperatura ambiente. In queste condizioni, anche con tempi di posa dell'ordine di diverse decine di minuti, il rumore termico rimane molto limitato.

Altre particolarità delle camere ccd per astronomia, a seconda delle marche e dei modelli, conferiscono a questi strumenti caratteristiche tali da renderle fortemente orientate all'ottenimento dei massimi risultati, sia nella ricerca scientifica che nella realizzazione di astroimmagini. Alcuni modelli, ad esempio, dispongono di un secondo sensore ccd per la guida automatica del telescopio nelle lunghe pose.

Ma l'aspetto più importante è la capacità di registrare variazioni di luminosità con un grado di preciosione altissimo, dell'ordine di 1/100 di magnitudine ed anche oltre, permettendo analisi fotometriche che al giorno d'oggi permettono agli astrofili di registrare il transito di un esopianeta davanti alla propria stella!

Nel mondo dell'astrofotografia tutto questo si traduce nella possibilità di realizzare immagini profonde e ricche di colore come mai si era visto in passato, spesso anche con i telescopi professionali.


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